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tra il religioso e il pagano

guatemala 2025

15 agosto 2025

Mi sono svegliato in una delle città che nei film sui conquistadores viene spesso nominata, vive tra storia e distruzione all'ombra di un vulcano. Sono da Antigua. È una città molto attiva che vive di turismo americano e di altri popoli del Centro America, le strade del centro non sono asfaltate ma la pavimentazione è fatta di ciottolato che la rende ancora più suggestiva, anche se ogni tanto lascia qualche vittima, i giunti delle auto più vecchie mollano il colpo. Le case non superano mai il primo piano, sembrano alcuni nostri paesi della Gallura, hanno colori vivaci che lo rendono unico, hanno spesso dei cortili interni dove bar e ristoranti ricavano preziosi giardini per rilassarsi o godersi un pranzo tipico. La si gira a piedi in una giornata visitando vari siti storici come la cattedrale di San José, dove i più antichi resti risalgono al XV secolo, nel tempo è stata distrutta dai terremoti e ricostruita fino al diciottesimo secolo dove è stata lasciata decadere ma poi nel XX secolo restaurata tenendo visibili i segni dell'ultimo terremoto.  Passeggiando tra i vari musei, le case molto colorate mi è venuta un po' di fame e decido di fermarmi a mangiare nelle bancarelle che offrono cibo tutto il giorno davanti alla Iglesia de la Merced. Il pasto è semplice una piadina con carne di pollo condita da insalata, pomodori, avocado, salsa e altri ortaggi dei colori sorprendenti ma un ottimo sapore. Mentre mangio è stupendo vedere come le donne si raccontano i loro pettegolezzi mentre cucinano o cercano di fermare i clienti come se fossero tra le loro mura domestiche. Il pomeriggio è continuato con la salita al Cerro de  la Cruz che regala una vista dall'alto di Antigua e del sul vulcano che la protegge ma anche la minaccia. La sera esco a cena in un ristorante vicino alla piazza centrale sempre molto attiva come di giorno, ma con meno venditori ambulanti. Dopo cena vorrei vivere la vita notturna, ma il jet lag si fa sentire e mi incammino verso la mia camera. 

16 agosto 2025 

Sono arrivato a Chichicastenango, i locali la chiamano semplicemente Chi-Chi, il viaggio “mosso” è durato circa due ore di guida spericolata tra i sali e scendi che la collegano ad Antigua, l'ultimo tratto lo affronto in Chicken Bus dove l'intrattenimento è una televisione messa sopra l'autista con un video musicale a tutto volume con video di canzoni sudamericane. Chi-Chi è famosa per il mercato che domani vedrò; Infatti, viene svolto due volte a settimana ed è un centro di scambio vecchio di secoli prima ancora dell’arrivo dei conquistadores. La città santa è conosciuta anche per la sua comunità che parla un dialetto antico, eleggono le loro autorità spirituali e amministrative le quali affiancano quelle della Chiesa e del Governo. 

 In questo momento sto scrivendo seduto sul bordo di una tomba, due uomini stanno eseguendo un rito Maya offrendo doni alle loro divinità, infatti qui si sono fusi o si può dire che convivono il cristianesimo con i rituali Maya antichi di secoli. Ognuno prepara un'offerta che può essere di cibo, candele o similari che vengono posti al centro di altari e durante le preghiere vengono bruciati con l’aiuto di alcool e accompagnato dall'uso dell'incenso, come facciamo noi cristiani durante alcune cerimonie, facendolo oscillare per diffonderlo. Tutto ciò si svolge nella più naturale delle cose, un cane randagio di qualche mese si addormenta sull'altare vicino nell'indifferenza totale delle persone, le preghiere continuano mentre la resina di opale e le candele bruciano e le richieste del sacerdote Maya proseguono in una cantilena costante. Tutto questo ricorda molto un rosario svolto dai cristiani in memoria di un caro defunto. Uno dei sacerdoti sta iniziando un secondo rito sempre per la stessa famiglia viene creato un cerchio con il riso e fatta una croce in centro, sopra gli hanno posto delle polpette, dei panini, del cioccolato e tutto viene coperto da candele di tutti i colori, erbe e petali bianchi vengono posti tutti in turno. Nel frattempo l'altro sacerdote gettando dell'alcool sulle offerte in fiamme coinvolge i familiari mentre lui continua nelle preghiere e con un tondino di ferro stende su tutta l'altare i resti in fiamme. 

Quel che colpisce sono i volti dei familiari che sono segnati dal dolore, a una donna scendono le lacrime che continua ad asciugare con le mani, sono persone che soffrono, non so per quale motivo ma stanno chiedendo aiuto ai loro defunti. Proprio per solennità del momento ho spento la fotocamera per il rispetto di queste persone e per ammirare la forza di questi riti. 

Tornato in paese a caccia di qualche scatto da fare, mi accorgo che sul sacrato della Cappella Del calvario stanno eseguendo lo stesso rito, avvicinandomi per osservare vengo a fare la conoscenza di Tommaso, una guida locale che sta preparando la bancarella della moglie per il giorno dopo. Tommaso parla italiano si lamenta dei turisti romani che non si sanno adattare al cibo locale e fanno pretese, non capisco perché lui non ami proprio i romani ma per esperienza so bene che è un problema diffuso in tutta Italia nato dalla facilità con cui molte agenzie portano turisti in giro per il mondo in modo improprio. Chiedo a Tommaso per chi stanno facendo il rito e mi spiega che è per la buona fortuna, chiacchierando scopro che ho assistito al rito della Buena Suerte anch'io e al cimitero ci sono tre stazioni per i riti, una per un motivo differente. 

Salutato Tommaso, dopo che ha cercato di proporsi per il giorno dopo come guida e invitandomi a vedere la bancarella della moglie il giorno seguente, continuo il giro torna alla Chiesa di San Thomas entrandoci, visto che al mattino non l'avevo fatto. Con stupore scopro che si sta svolgendo un matrimonio, gli invi sono davvero pochi, una ventina circa, lui ha un vestito elegante e lei è in classico vestito bianco. Fuori inizia a piovere e mi dirigo verso il bar del mio hotel per scaldarmi con il te omaggio per il mio soggiorno. 

25 agosto 2025 

Sono all'accampamento vicino El Mirador, siamo vicini al confine del Messico verso il nord del Guatemala, sono passati un po' di giorni dall'ultima volta che ho preso in mano carta e penna, da allora ho visitato il mercato di Chi-Chi la domenica mattina e le bancarelle sono aumentate a dismisura, la gente il giorno prima costruisce una copertura con quattro legni portati da casa, pongono un telo sul tetto e si piazzano in qualsiasi angolo. Girando la mattina presto ci sono pochi turisti ma già verso le 10 cominciano ad arrivare, infatti tutte le città vicine propongo tour di un giorno per la visita al mercato, rendendo difficile muoversi. Girando le bancarelle si vede quello che già in altre forme ho visto in Africa o in Asia, banchi di carne con la merce in vista e il venditore che continua a mandare via le mosche, la vendita di tessuti tipici che si ripetono ogni bancarella, ormai di artigianale c'è poco, è palese che la produzione di massa è arrivata anche qui. 

Durante il giro in paese incontro una processione, è  un rito Maya, i sacerdoti precedono la divinità rappresentata da una statua, ogni tanto si fermano e con un rudimentale mortaio sparano e poi ricominciano a girare per il paese, la folla dietro di loro si richiude e il mercato continua come se nulla fosse.  

Mi dirigo verso il cimitero, voglio capire meglio le tre stazioni che Tommaso mi diceva e girando un po' a caso riesco a trovare il primo punto cerimoniale, è piccolo, dall'altare si alza ancora il fumo ma non c'è nessun rito, trovo il secondo che era quello che ho visitato il giorno prima, qui tutte le postazioni sono occupate, oggi i sacerdoti sono impegnati a chiedere grazie per molti clienti. Avanzo a cercare la terza stazione quella che dovrebbe essere un tempio Maya ma non la trovo, arrivo fino al confine del cimitero, torna indietro, niente! In un momento di sconforto mollo la ricerca, poi mentre mi dirigo all'uscita incontra una guida con dei turisti francesi e in modo molto sospettoso, li seguo ed eccola lì la terza stazione, ma onestamente una vera delusione. Si tratta di una riproduzione di un tempio maglia in mezzo alle tombe e colorata con un rosa pallido, in pratica nulla di veramente storico. Soddisfatto della mattinata mi dirigo col bus pubblico verso Il lago Atitlan, La mia prossima meta sarà Sun Juan laguna. 

Per arrivarci Il Chicken bus Passa da Los Encontros, si capisce subito che è un punto importante di smistamento nella zona vista la grande presenza di mezzi tra autobus e minivan, da lì prendo un bus per Paniajchel e poi via lago con una lancia a tutta velocità, che onestamente ti fa mettere in dubbio di poter arrivare sull'altra sponda sentendo i colpi che la barca prende quando salta sulle onde. 

San Juan Laguna ci resto tre notti, è un paese piccolo Carino ma verso le otto di sera si spegne, i turisti sono pochi in questo periodo e i ristoranti sono vuoti, i pochi turisti sono a San Pedro laguna più organizzata per il divertimento di ragazzi sui vent'anni che sono soprattutto inglesi, americani, israeliani, olandesi e tedeschi che uniscono lo studio dello spagnolo al divertimento. 

Con un tour in quad giro anche San Marco Laguna, un paese carino, con un parco sul lago dove l’acqua è stupenda. San Marco è un paese dove la comunità hippy viene accettata volentieri perché aiuta ad avere un turismo molto tranquillo, che si divide tra seduta di yoga e momenti di relax. 

L'indecisione prende corpo, devo decidere dove andare, dal sud del Lago raggiungere Flores a Nord è lunga, ma il dubbio è se andare in Belize dopo Flores, il tempo è tirato, i dubbi su quanto tempo e come arrivarci ci sono. Mi affido alla guida che ho comprato ed alcuni blog e cambio idea, mi allungo a Quetzaltenango detta anche Xela. Da quello che leggo è una città con influenze spagnole ma anche tedesche che creano un forte contrasto architettonico, mi informo sui Chiken Bus, sembra che c’è ne siano uno al mattino presto che passa da San Juan, ma ho i vestiti in lavanderia e non posso prenderlo, devo attendere le 11 del mattino, proprio l’ora in cui dovrebbe passere un altro bus ma il rischio di perderlo c’è, però penso che ho il biglietto di ritorno per Panajachel, quest'ultimo ha un buon collegamento con Sololá, da qui passano molti Bus, tutto ciò mi porta a seguire questa strada. 

Arrivato a Panajachel mi faccio portare da un tuk tuk alla fermata di partenza degli autobus pubblici, detto anche Terminal. Questi bus hanno anche poche fermate, se vuoi scendere ti alzi, ti avvicini all'autista e ti fa scendere, lo stesso funziona anche per salire, lungo il suo tragitto con un gesto della mano lo puoi far fermare e salire, il pagamento è in contanti e va fatto al collaboratore dell’autista, che oltre il compito di cassiere deve legare e stipare i pacchi, bagagli o ceste legate sul tetto, facendo acrobazie anche con il mezzo in moto per non perdere tempo. Con il mio Chicken Bus devo tornare a Los Encuentros, da lì capire quanti Bus devo prendere per Xela. Arrivato mi indicano una fermata, mi siedo vicino ad un uomo il quale mi chiede di dove sono e  qual è la mia destinazione, dopo avergli offerto della frutta secca, l’uomo con un cappello da far West dei film anni 60/70 mi indica un Bus pubblico che va diretto a Xela, ci salgo sopra di corsa e il mio zaino finisce sul tetto. Appena partiti si nota subito la guida dell'autista, marce inserite dentro a colpi e velocemente, gas facile e tromba suonata per ogni minima cosa, dal saluto verso gli altri autisti, ad avvisare auto e camion più lenti che sta arrivando. La strada è un continuo sali e scendi dalle montagne, la carreggiata è fatta da due corsie per senso di marcia e non si usa per forza destra, si sorpassa a sinistra se la tua curva ti agevola, tieni giù il gas e passi. La guida del nostro autista mi porta prima a dubitare che il mio zaino, legato sul tetto arrivi a destinazione, poi quando le nubi basse ci avvolgono, dai finestrini non si vede nulla tranne che nebbia, l'autista continua a tenere giù il gas come se nulla fosse e comincio a dubitare che anch'io possa arrivare a destinazione.  

Dopo 40 minuti di sobbalzi, spostamenti sul sedile da destra a sinistra tenendomi a malapena al sedile, mi ritrovo a Xena. 

Come inizio a girare il centro città, mi accorgo subito che tre notti qui sono troppe ma ho bisogno di rallentare e quindi mantengo il programma. Visito il centro mi fermo in Piazza a cercare scatti tra la gente, visito la Chiesa e mi trovo in una cappella dove si sta svolgendo anche qui un matrimonio tra due persone sulla sessantina di anni, la scena è molto tenera, mi fermo ad assistere e dopo pochi minuti il parroco li proclama marito e moglie, a quel punto decido di restare fino alla fine della cerimonia. Il centro non ha più granché da dirmi, le costruzioni ispaniche e tedesche del centro si alternano, mentre mi dirigo verso il mirador di Xela, questa alternanza sparisce e al loro posto comincio a notare farmacie e supermercati con le grate agli ingressi, non entri per acquistare, ma lo richiedi da dietro la sbarre. Si vede un altro volto della città, quello quotidiano, con i genitori che vanno a prendere a scuola i figli, una famiglia che non  riesce a spingere nel proprio cortile la Jeep e mi fermo a dargli una mano insieme ad altri passanti. La camminata non dura tanto, per fortuna visto il caldo e il peso dello zaino, in cima onestamente la vista la credevo migliore, una ragazza americana ha raggiunto anche lei a piedi il belvedere e dopo un brevissimo scambio di saluti, il dialogo si interrompe visto la mia ignoranza della conoscenza della lingua inglese. Decido di fare un giro nel parco adiacente, qui il sole non fa capolinea, gli alberi tengono il parco al fresco, dopo un breve giro torno verso la città, scendendo mi ritrovo al mercato, avevo letto da qualche parte che doveva essere quello più grande del Guatemala, non so se lo sia ma comunque mi ci infilo anche se la stanchezza si fa sentire, è molto simile a quello di Chichi ma è quasi tutto un mercato coperto, c'è chi si stupisce nel vedermi aggirare tra le bancarelle, chi vuole una foto tra sorrisi e imbarazzi, c'è chi scherza con me chiedendomi 5 Qzales per la foto e al mio rifiuto scoppia a ridere e alla fine mi fa scattare. Sono stanco compro un po' di frutta, in Guatemala alla papaya si usa aggiungere una polvere verde ricavata da semi essiccati  e il limone, ma la signora da cui compro la frutta la fa solo liscia, li prendo e mi dirigo verso l’ostello.  

Il giorno seguente decido di visitare un paesino vicino a Xela, Mi voglio dirigere verso Sakaja. Chiedo a un taxi di portarmi al termine del bus, ma molto probabilmente non mi faccio capire e mi porta direttamente a destinazione. Inizio a girare per il centro e sento dei tamburi, corro verso il suono come un bambino sperando di incrociare un altro rito maya, invece mi trovo davanti una sfilata di bande musicali, sbandieratori e ballerine che sfilano per il paese. Tutto i paesani sono in strada a  guardarli, io intanto scatto foto e cerco di recuperare la testa della sfilata, ma non finisce più! Quando mi sembra di avercela fatta, mi trovo al campo sportivo del paese, dove tutta la sfilata si stava convogliando. Sulle tribune ci sono delle personalità della zona le numerose Miss con le loro corone e gli abiti colorati che vengono trattate come delle top model, un paio di loro vengono anche intervistate o fanno un discorso in cui sentono onorate di essere ospiti dalla festa del patrono, si perché oggi è l’inizio della festa per Sam Louis Re De France, fu un re francese nel medioevo che trattò con misericordia il suo popolo a tal punto da diventare Santo ed essere un punto di riferimento per tutti i popoli. Pranzo alle bancarelle della festa, sono l'unico turista, un agente della polizia locale si avvicina e dopo avermi chiesto da dove venivo mi invita a restare in paese nei prossimi giorni perché fino a domenica ci saranno tante manifestazioni anche con i cavalli, l'idea mi tenta ma vorrebbe dire fa saltare la tappa di Flores e poi in Belize al mare anche se comincio ad avere dei dubbi sulla fattibilità di questo programma. La sera finalmente riesco ad organizzarmi, Bus pubblico fino a panajachel,  poi Navetta fino a ciudad del Guatemala e infine bus notturno fino a Flores. 

Il viaggio fila liscio, credevo di aver prenotato la cuccetta sul bus invece mi ritrovo sulle poltrone ma sono molto comode e si distendono per dormire, purtroppo il pranzo l'ho saltato tra i cambi al volo dei Chicken Bus e la poca attesa tra il bus pubblico e la navetta a panajachel . A cena invece ho assaggiato la cucina di una bancarella messa lungo la strada con un tavolo e sgabelli sul marciapiedi vicino alla fermata del bus notturno, forse la fame o forse era davvero buono ho fatto anche il bis. 

La notte passa tranquilla, secondo la tabella dovevamo arrivare alle 8 del mattino ma mancano ancora un paio d'ore, ci fermiamo per una pausa e per mio stupore ci troviamo in una dogana all'ingresso di Peten, la regione di cui fa parte Flores, scopro che qui controllano con l'esercito il passaggio della frutta infatti una parte non può passare la frontiera a tutela di quella autoctona. 

Arrivato a Flores si sente subito la differenza di clima e mentre mi incammino a piedi verso l'isola di Sant'Elena noto anche una differenza nei lineamenti dei locali. L'isola è molto piccola, su un lato il lungolago è inaccessibile perché il lago è esondato, ci sono gli uomini sulle lance attraccati ai pontili che appena ti vedono richiedono se vuoi un passaggio, c'è chi pesca i pesci intrappolati nel lungolago e chi per rinfrescarsi si butta a mollo in acqua. Nel pomeriggio sono indeciso sul da farsi nei prossimi giorni, Il viaggio per belize è troppo stancante, rimanerci li solo per due o tre notti, comincio a pensare che potrai scegliere un resort a Flores e farmi gli ultimi giorni in pieno relax, la spesa sarebbe la stessa ,poi un pallino mi torna in testa, invece di andare a visitare Tikal e altri siti vicino a Flores trovo l'agenzia della Comunità Carmellita che organizza un tracking di 5 giorni per per visitare delle rovine chiamate El Mirador accessibili solo a piedi o in elicottero. Coi tempi sarei davvero tirato e dovrebbe partire un tour il giorno dopo. Entro a chiedere, incredibilmente il giorno seguente parte un gruppo con 7 persone, faccio due conti, sono tirato ma i tempi ci stanno e confermo. Cavolo lo sto facendo, il giorno seguente andrò nella giungla, a piedi, in una zona incontaminate a scoprire delle rovine millenarie. Un piccolo sogno che si avvera. 

Da quando ho cominciato a scrivere i cinque giorni sono quasi terminati, siamo al pomeriggio del quarto, le gambe sono stanche, oggi abbiamo fatto circa ventiquattro chilometri, è stata una giornata umida, negli ultimi giorni la sera ha piovuto e l'umidità si è alzata. Ammetto che nei primi giorni i dubbi sulla mia scelta sono arrivati, il mio inglese è pessimo. lo spagnolo lasciamo stare e ciò in parte mi ha abbattuto, non riuscivo ad integrarmi. Il gruppo era passato da 7 a 12 persone, per fortuna Carlos e Tommaso due spagnoli cercano di tirarmi dentro nel gruppo e tra qualche parola in italiano, in inglese e spagnolo riusciamo a far passare un po' di tempo libero. 

In questi giorni mi aspettavo di vedere più resti archeologici ma l'aria è davvero enorme Sono chilometri e chilometri quadrati di sito interamente coperti di vegetazione, ti trovi davanti una collina di cinquanta metri con alberi alti sei eti dicono che quella è una piramide cerimoniale, un'abitazione oppure un osservatorio astronomico, ma poi nei giorni seguenti arrivi nella capitale de El Mirador e qui ci sono Archeologi che scavano, ne conosciamo una che ci mostra un bozzetto fatto a mano su carta millimetrata dello scavo che sta facendo, è incredibile il dettaglio! 

Visitiamo altri siti che sono stati scoperti e protetti da strutture di tubi innocenti e cuna copertura in lamiera con ancora lo stucco originale intatto, è incedibile essere li ad osservali, come sono incredibili le viste che tutte le sere abbiamo davanti, infatti ogni sera scaliamo una piramide e ci godiamo il tramonto in silenzio, ascoltando il suono della giungla.  

Dalla cima delle piramidi mi immagino cosa voleva dire vivere in quel periodo, su quei territori oggi hai la giungla ricopre fino all'orizzonte in tutte e quattro direzione non si vede un palazzo moderno, ma in realtà all'epoca qui era tutto disboscato, con laghi, campi coltivati, case, edifici, piazze e strade, infatti i Maya usava uno stucco derivato dalla frammentazione della roccia e poi scoldato ad alte temperature, per fare una tonnellata di stucco ci volevano circa sei tonnellate di legna verde, questo ha portato a un cambiamento morfologico del territorio Il quale ha perso l'acqua esistente, le vasche di raccolta per l'acqua piovana non bastarono, la loro ricchezza derivava dall'agricoltura e perdendo l'acqua di colpo dopo secoli venne abbandonata per poi tornare dopo alcuni secoli, quando la natura si era ripresa tutto e quindi avevano di nuovo la legna necessaria per il secondo insediamento. Modificarono quasi tutti gli edifici esistenti costruendogli sopra e modificando la loro funzione, purtroppo anche la loro era venne al termine, forse per gli stessi motivi della precedente e tutto venne abbandonato nuovamente, i popoli andarono in parte al Nord verso il Messico e a sud verso altri insediamenti.  

Nei tempi più moderni i locali erano a conoscenza dell'esistenza di questi siti e per avere un introito secondario saccheggiavano i siti svuotandoli dei loro averi. 

È l'ultima sera abbiamo salutato El Mirador e ci siamo diretti verso sud, abbiamo visitato il centro dell'Acropoli di Tintal, la piazza è stupenda! è circondata sui quattro lati da quattro edifici amministrativi, oggi la piazza è verde con alberi, all’epoca era interamente stuccata, in questi momenti la mente vola e comincio a immaginare una vita quotidiana, con bambini che corrono, gente che discute, commercianti, un popolo che vive la sua quotidianità, incredibile che circa 3000 anni fa qualcuno solcasse il terreno che oggi sto sentendo sotto i miei piedi. 

Ci dirigiamo verso una piramide per goderci il tramonto, ma il cielo uggioso si fa più intenso e la pioggia comincia a scendere, Io mi sbrigo a proteggere la macchina fotografica e zaino, altre volte abbiamo preso un po' di pioggia ma questa volta si vede subito che è diverso e non vuole smettere. Ci proteggiamo sotto gli alberi ma l'acqua è troppa, raggiungiamo Don Adrian, La nostra guida, lo troviamo sotto l'acqua con una pianta simile alla felce in mano che gli copre il capo e decidiamo di rientrare al campo. La strada di rientro è un sentiero molto viscido, la terra di colore nero sembra di base argillosa e con un minimo di acqua diventa una pista di ghiaccio, incredibilmente come vediamo il campo davanti a noi, con i muli e i cavalli che usano i portantini legati agli alberi, l'acqua smette di cadere, ma va bene lo stesso, siamo tutti stanchi e quest'acquazzone ci ha dato il colpo di grazia. La serata la passiamo a giocare a carte alle 21 circa andiamo tutti a dormire domani è l'ultimo tratto prima del rientro verso casa. 

Il cammino per me è oggi difficile, dopo la prima ora e mezza non riesco più a tenere il passo veloce dalla maggior parte delle del gruppo, ci riuniamo quando avvistiamo delle scimmie o incrociamo dei pappagalli verdi che stanno emigrando dal Messico. Finalmente arriviamo all'ingresso del sentiero, Il punto di partenza e di arrivo, ci fermiamo e ci guardiamo tutti felici, ci scambiamo un cinque e le congratulazioni per la riuscita, abbiamo fatto 116 km in 5 giorni, onestamente non pensavo di reggere nemmeno alla metà di quei chilometri. Mentre ci dirigiamo al punto di incontro della compagnia Carmellita ripensò al primo giorno del cammino, dubbioso di riuscire a socializzare con persone che non parlavano la mia stessa lingua, ripenso alla paura prima di partire per il Guatemala, alle domande che mi facevo sulla mia possibilita di riuscire a compiere un viaggio del genere da solo e adesso sono qui dopo due settimane in un paese lontano migliaia di chilometri da casa, con una la lingua diversa riuscendo a fare quasi tutto quello che mi ero prefissato. 

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